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Dal Monviso al Delta, problemi e criticità

Il Po è il principale fiume italiano, sia per lunghe  zza (652 chilometri) che per portata. Nasce dal Monviso (in Piemonte) e lungo il suo corso è alimentato da 141 affluenti. Dopo avere attraversato la Pianura Padana sfocia nell'Adriatico a nord di Ravenna, con un delta di 380 chilometri quadrati. La superficie idrografica del fiume Po si estende per oltre 71.000 kmq, un quarto dell'intero territorio nazionale, interessando 3.200 comuni e sei regioni (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna) e la Provincia Autonoma di Trento.

La popolazione che vive nel bacino è di circa 16 milioni di abitanti. In quest'area si forma il 40 % del prodotto interno lordo, il 37 % dell'industria nazionale che sostiene il 46 % dei posti di lavoro, il 55 % della zootecnia (in sole 5 province), il 35 % della produzione agricola. Il consumo di energia elettrica è pari al 48 % del consumo nazionale.

In termini generali i principali problemi e le criticità dell’ecosistema del fiume Po sono rappresentati da:

• cambiamenti climatici
• presenza di alte concentrazioni di nutrienti (azoto e fosforo)
• competizione nell’uso razionale dell’acqua
• sovraesposizione per la qualità delle acque superficiali e sotterranee
• cambiamenti dell’idrodinamica del fiume, incluso il trasporto dei sedimenti
• contaminazione da sostanze pericolose (es. elevato uso di pesticidi)
• inquinamento accidentale (es. ricorrenti episodi di inquinamento da idrocarburi delle acque del fiume derivanti da attività di trasporto fluviale)
• degradazione e perdita di zone umide
• risalita del cuneo salino
• subsidenza
• introduzione di specie alloctone
• perdita di biodiversità

Il carico di inquinanti deriva per il 15% da usi civili, il 52% da attività industriali e per il 33% da attività agrozootecnica  (dati da Autorità di bacino del fiume Po, 2007).

Indagini recenti, svolte da vari enti (tra cui Arpa Lombardia, Arpa Piemonte, Arpa Emilia Romagna e l’Università di Scienze Gastronomiche), delineano un quadro generale della salute del fiume: nel primo tratto l’ambiente si presenta non inquinato o, comunque, non alterato in modo sensibile. Procedendo verso valle lo stato di salute del fiume peggiora. Dopo solo 50 km circa dalla sorgente, le acque del Po sono inquinate o comunque alterate. Nel tratto lombardo le acque non migliorano anzi si rileva un peggioramento (classificato come ambiente molto inquinato o comunque molto alterato). Lo scadimento di qualità nel tratto centrale sembra attribuibile principalmente all’immissione di affluenti il cui elevato carico inquinante non viene adeguatamente abbattuto e all’uso delle fasce fluviali.

Le cause del degrado ambientale del Delta - oltre alla diminuzione della portata del fiume dipendono da diversi fattori. Da un lato il ridotto apporto di materiale sabbioso da parte del Po e dei suoi affluenti (3-4 volte inferiore rispetto al passato), sia per le escavazioni in alveo, sia per la costruzione di dighe e briglie. Sabbia che in passato alimentava le difese naturali della costa come gli scanni (le spiagge litoranee).

Per il Delta del Po il pericolo maggiore viene dal mare. Il progressivo abbassamento del livello del suolo e il sempre più frequente fenomeno dell´acqua alta fanno sì che sempre più spesso, e più profondamente, l´acqua salina risalga lungo i rami del fiume. Come risulta da indagini scientifiche negli ultimi anni il cuneo salino (la risalita dell´acqua salata) è arrivato a circa 20 km dal mare (nel ´60 era di 2 km) e nei periodi di maggiore siccità si è spinto fino a 25-30 km dalla costa impedendo così l´utilizzo dell´acqua per irrigazione in un´area che ha superato i 20 mila ettari.

Un altro importante fattore di degrado è quello della subsidenza (l´abbassamento del suolo), che ora è rientrato entro valori quasi fisiologici (7-8 millimetri/anno) ma negli anni ´50 era di 15-20 centimetri all´anno a causa dell´estrazione di acque metanifere.

A queste due emergenze si somma il fenomeno dell´acqua alta, sempre più incombente. Ogni anno l´Adriatico sale di poco più di un millimetro e le stime più caute danno un innalzamento del livello del mare, per il 2100, di circa 15 centimetri. Sul fronte sicurezza la situazione è meno preoccupante: dopo la mareggiata del novembre 1966 (che sommerse un´area vastissima del Delta e provocò lo sfollamento di 8mila persone) sono stati eseguiti molti interventi, con la ricostruzione e il potenziamento degli argini a mare e la realizzazione di opere a difesa degli scanni. Resta comunque massima l´attenzione dato che una buona parte dei 400 kmq del Delta sono sotto il livello del mare.

È importante che le politiche di gestione del sistema ambientale del Delta del Po siano basate sui dati raccolti dalle reti di monitoraggio che dovranno confluire in un unico sistema: una sorta di Osservatorio unico della Costa.

Il sistema insediativo storico del bacino padano si è basato, per secoli, su un equilibrio fra l’uomo e il fiume (la cosiddetta civiltà dell’acqua), equilibrio che si è andato progressivamente alterando e che oggi occorre riscoprire e ristabilire. Si tratta di stabilire e di rendere efficaci dei limiti allo sfruttamento delle risorse, di individuare specifiche soglie di tollerabilità per le attività antropiche.

Il fiume Po è una questione di interesse nazionale  e il Delta è la sintesi dei problemi che affliggono questo fiume. E´ fondamentale che il tema venga affrontato in modo unitario e integrato.

Per ogni chiarimento e per ulteriori informazioni sull’indagine, coordinata dal comitato scientifico (Prof. Ezio Pelizzetti, Prof. Silvano Focardi, Prof. Pier Francesco Ghetti, Prof. Silvestro Greco) e curata da Golder Associates e società cooperativa Nautilus, contattare:

Golder Associates:
www.golder.com
Tel. 011 233348 (dott. Roberto Mezzalama)
Fax. 011 856950
Email: progettoPO@golder.it
Società Cooperativa Nautilus:
www.nautilus.coop
Tel. 0963 567195 - 567695
Fax. 0963 561296
Email: segreteria@nautilus.coop
 
 
 
     
 
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