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   La salute del Po    
   Metodologia, risultati, proposte      
Nella primavera estate del 2007 è stata svolta da Golder Associates e Nautilus una campagna di indagine con l’obiettivo di descrivere lo stato di salute del Po e dei suoi affluenti principali utilizzando un approccio che considera varie componenti dell’ecosistema fluviale e delle aree marine costiere, quali acqua, sedimenti, invertebrati acquatici, morfologia, vegetazione e alterazione fisica del fiume nonché per quanto riguarda il delta, le piante acquatiche.

La metodologia utilizzata si è basata su dati di monitoraggio forniti da Agenzie per l’Ambiente e Regioni, costituiti da moltissimi indicatori chimici e biologici delle acque e sulle portate; inoltre sulla raccolta di dati sul campo quali:

• campionamento e analisi chimiche di acque
• campionamento e analisi chimiche ed ecotossicologiche di sedimenti
• determinazione dell’Indice Biotico Esteso
• determinazione dell’Indice di Funzionalità Fluviale

I punti di indagine scelti fanno parte della rete di monitoraggio dell’Autorità di bacino del Po che comprende 12 stazioni sull’asta del Po e 14 stazioni nelle sezioni di chiusura di affluenti significativi. Inoltre sono stati condotti dei test di efficacia delle macrofite marine come bioindicatori in una stazione pilota nell’area del Delta e una stazione pilota nelle acque marino costiere.

Dall’analisi dei dati esistenti è possibile trarre alcune indicazioni di carattere generale sullo stato di salute dei corsi d’acqua del bacino del Po e sull’area costiera del delta:

• lo Stato Ecologico  prevalente delle stazioni di monitoraggio nell’anno 2005 (basato su dati chimici ed indici biotici rilevati in oltre 630 stazioni) è sufficiente, ma le stazioni in stato scadente e pessimo sono numericamente quasi equivalenti a quelle in stato buono ed elevato
• per quanto riguarda le acque marine costiere, sulla base dell’Indice TRIX che considera i parametri legati al fenomeno dell’eutrofizzazione, le aree costiere venete ed emiliane in prossimità del delta versano in condizioni mediocri o scadenti

La normativa vigente, che ha applicato la direttiva quadro sulle acque con molto ritardo, prevede che tutti i corsi d’acqua significativi debbano raggiungere lo stato ambientale “buono” entro il 2015. Anche se la stessa normativa ha cambiato i metodi di classificazione, quindi è molto difficile capire qual è la situazione attuale, si può stimare che nel 2005 i due terzi delle stazioni di monitoraggio del bacino del Po non raggiungono gli obiettivi indicati nella direttiva UE.

I dati raccolti durante l’indagine ambientale sono riassunti nella tabella allegata.
La qualità chimica delle acque è generalmente tra discreta e buona sia lungo il Po che negli affluenti, mentre i sedimenti vedono la presenza di numerosi inquinanti quali metalli e IPA, anche se i loro effetti tossici sono molto modesti. Questi dati mostrano il generale positivo risultato degli sforzi per migliorare la qualità delle acque, anche se alcuni interrogativi sulla completa efficacia della rimozione degli inquinanti dall’ambiente acquatico rimangono. In particolare, preoccupano quelli che tendono ad accumularsi nei sedimenti.

La qualità dell’ecosistema fluviale è generalmente piuttosto bassa, soprattutto nelle stazioni poste più a valle sia lungo il Po che lungo gli affluenti, dove le aree golenali sono intensamente coltivate e il fiume ha perso molti dei suoi elementi naturali quali lanche, sabbioni e greti. La qualità biologica, misurata attraverso la presenza di organismi che vivono in relazione al fondo del fiume risulta piuttosto variabile, con alcune stazioni in condizioni scadenti.

Per quanto riguarda i sedimenti prelevati nelle aree del Delta, alcune sostanze chimiche quali pesticidi, idrocarburi e PCB totali, superano o si avvicinano ai criteri di qualità definiti per le acque di transizione.
Le analisi svolte sulle piante acquatiche marine evidenziano, sia nel delta sia in mare, che le stazioni indagate sono fortemente degradate; la diversità specifica è estremamente modesta. In mare sono presenti specie legate ad acque ricche di azoto mentre nel delta il livello trofico risulta molto elevato.

Nell’analizzare le cause di questa situazione è importante considerare le condizioni generali di antropizzazione del bacino del Po. Alcuni dati di dettaglio forniti dall’Autorità di bacino del Po consentono di capire meglio la situazione:

• abitanti residenti: 15.764.600
• addetti alle attività industriali: 3.171.000
• addetti alle attività terziarie: 2.791.000
• capi bovini presenti: 4.188.000
• capi suini presenti: 5.232.000
• prelievi idrici da acque sotterranee: 5,3 miliardi di m³/anno, 1,3 miliardi di m³/anno (potenziale residuo)
• prelievi idrici da acque superficiali: 32,2 miliardi di m³/anno
• carichi inquinanti: 114 milioni di abitanti equivalenti  (15% civile, 52% industria e 33% agrozootecnico)

Un altro aspetto importante è il trend di cambiamento climatico che ha visto le temperature medie del bacino del Po aumentare di 2,5 °C negli ultimi 30 anni e le piogge medie diminuire del 20% dal 1975 al 2006. Questo si traduce in una diminuzione della portata dei fiumi.

In generale le cause principali di degrado degli ambienti fluviali possono essere così sintetizzate:

• inadeguata gestione delle fasce fluviali; in particolare la continua artificializzazione delle aree golenali e gli scavi e lavori in alveo
• uso del territorio; tutto il bacino è soggetto ad una urbanizzazione diffusa e ad agricoltura intensiva
• prelievi idrici eccessivi; in particolare a causa di sistemi di irrigazione inefficienti ed al raffreddamento delle numerose centrali termoelettriche
• inadeguata depurazione degli scarichi, soprattutto nelle grandi aree urbane
• inquinamento diffuso dal settore agricolo che riversa soprattutto nutrienti e pesticidi da allevamenti e colture
• scarichi di sostanze pericolose, in particolare metalli ed inquinanti organici

Le azioni per migliorare la situazione di degrado degli ambienti fluviali del bacino del Po dovrebbero a nostro avviso essere almeno le seguenti:

• recuperare il ritardo accumulato nell’applicazione della Direttiva acque attraverso decise azioni di governo a tutti i livelli
• rivedere il sistema delle competenze a livello territoriale di distretto idrografico integrandolo con quelle settoriali ora disperse in molti enti diversi
• avviare un programma di risparmio delle risorse, in particolare nei settori agricolo ed energetico
• migliorare le prestazioni dei sistemi di depurazione delle grandi aree urbane
• integrare gli scenari di cambiamento climatico nelle politiche di gestione dell’acqua
• scarichi di sostanze pericolose, in particolare metalli ed inquinanti organici

In conclusione è utile segnalare iniziative che danno un segnale positivo di cambiamento e che dovrebbero essere prese ad esempio per una migliore gestione del bacino del Po:

• il Parco dell’Oglio Sud ha avviato un progetto di gestione naturalistica del demanio fluviale (www.parco.ogliosud.it/ogliosud/index.jsp)

• il Consorzio della Bonifica Parmigiana Moglia-Secchia ha avviato un Piano di conservazione delle risorse idriche (www.bpms.re.it)

• la Regione Lombardia ha approvato una legge per costituire dei “contratti di fiume” come strumento di integrazione delle politiche di gestione dei bacini idrografici (www.arpalombardia.it/contrattidifiume/index.htm)

• la Provincia di Torino ha promosso il “Contratto di fiume del bacino del torrente Sangone” (www.provincia.torino.it/ambiente/risorse_idriche/progetti/contratto_fiume)



Analisi del corso del Po



Analisi degli affluenti

 
 
 
     
 
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